Misura che penalizza le industrie e i consumatori?
Dal 15 Aprile 2011 è entrata in vigore una lista comprendente 4188 farmaci con brevetto scaduto, in cui per ognuno di essi è stabilito quanto lo Stato sia disposto a pagare. La conseguenza diretta di questo provvedimento sarebbe quella di un abbassamento di prezzo da parte delle industrie farmaceutiche dei suddetti farmaci, con punte fino al 40%.
Se, da un lato, l’adozione di questa disposizione dovrebbe favorire l’aumento del consumo di farmaci generici, dall’altro, purtroppo, non venendo supportata da un volume di vendite adeguato (che si attesta in altri Paesi europei al 50%-70%, mentre in Italia è fermo ancora al 10%), rischia addirittura di essere controproducente, abbassando il volume di vendite al 7%. Questo è il quadro che parrebbe configurarsi secondo Sergio Dompè, presidente di Farmindustria, che teme inoltre uno spostamento all’estero di produzioni con una conseguente perdita di quasi 10000 posti di lavoro.
E per i consumatori? Che scenario si prevede? Nel caso in cui le aziende non potessero ridurre totalmente i prezzi dei generici, la conseguenza sarà un aumento del ticket, per sopperire alla differenza tra prezzo e rimborso da parte dello Stato. Secondo un’analisi di Federanziani, infatti, i consumatori si troverebbero a dover coprire una differenza di 240 milioni di euro che restano scoperti dall’attuale quota di rimborso AIFA, con aumenti dei ticket fino a 50 euro.
Questa potrebbe rappresentare quindi per l’Italia l’ennesima occasione persa per lo sviluppo di un settore che in Europa viaggia già a vele spiegate.

